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Un assaggio di street art milanese

di Massimiliano Donghi
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Amo la street art. Sì, la amo davvero in maniera incondizionata. Potrei stare qui ore a disquisire sul significato di questo termine, sul labile confine tra vandalismo e arte, e così via. Prima o poi lo farò, ma non è questa l’occasione.

Ho avuto modo di girare numerosi posti dove la street art ha impresso il suo marchio in maniera determinante, come per esempio la città di Berlino, o come altre capitali europee significative in questo ambito quali Parigi e Londra. In tutti questi luoghi ho trovato un numero incredibile di muri che parlavano, che raccontavano un pensiero o una storia.

E ogni volta che rientravo a Milano, sull’aereo-treno-autobus che mi riportava a casa, mi perdevo nei pensieri di quanto mi sarebbe piaciuto vedere la mia città sempre più caratterizzata dalla street art.

Ma era sostanzialmente un pensiero in parte sbagliato, perché la città meneghina è già piuttosto ricca di arte di strada. Semplicemente va cercata. Quando si va all’estero, o comunque in un posto che si vuole visitare, ci informiamo meticolosamente su tutto quello che vogliamo vedere, su come raggiungere determinati luoghi. Nella città in cui viviamo invece spesso accade il contrario, non facciamo questa ricerca e tendiamo a guardare solo ciò che ci passa davanti agli occhi nel corso della nostra vita quotidiana.

Ho cominciato quindi a girare sempre di più nei luoghi meno noti, nelle periferie, negli angoli nascosti dove spesso siamo solo di passaggio o non facciamo mai cadere l’occhio per trovare sempre più opere e ascoltare la loro voce.
Per fare ciò spesso mi sono servito dei mezzi di superficie, in particolare dei tram. Infatti è stato proprio il 12 a farmi scoprire un angolo magico di Milano in zona Villapizzone.

La pittura nelle strade sta diventando parte reale delle città. Non è uno sport per spettatori.

Banksy

Appena il tram ha girato da via Console Marcello a via Monte Altissimo e il mio sguardo ha incrociato i muri ho sentito quella scarica di adrenalina che ti fa capire che sei nel posto giusto. Non un “normale” luogo dove c’è un’opera bellissima, ma una via dove un’insieme di opere vive la rendono un posto migliore. E, a mio modo di vedere, unico.

“ASCOLTA L’IMMAGINE DELLA STREET ART”

Questa frase la ripeto veramente spesso e non è una banale sinestesia buttata lì tanto per omaggiare una delle mie passioni. Le immagini che vediamo non sono solo da guardare o da fotografare, sono da ascoltare, perché dietro ognuna di esse c’è un messaggio. Non a caso poche righe sopra ho citato una frase di Banksy che termina con “non è uno sport per spettatori”.

Ecco, via Monte Altissimo per me è esattamente questo, è un posto da “vivere”. Se andate a vedere le opere di questa via, il mio consiglio è quello di fare prima un giro per il quartiere. Osservare le persone, le case, i locali e i negozi.
Non per darne un giudizio o confermare/smentire un pregiudizio, ma per cercare di comprendere meglio il valore e l’importanza della street art in questo luogo.

 

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Lasciatemi poi terminare il post con due righe sull’autore, Craig. È una persona che non conosco e di cui ho letto solo quelle classiche poche righe che si trovano su Google nelle prime pagine della ricerca dopo aver scoperto il nome di chi ha realizzato le opere. Lo ammiro tantissimo perché, per quanto ho visto e letto, trasmette tramite le sue opere e con il suo modo di vivere un’incredibile energia. Tutto ciò è magnificamente positivo.

Spero di avervi incuriosito con questo esempio di street art milanese.

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